09/01/2013
Rifiuti e autolavaggi. Si ritorna al vecchio MUD
D.P.C.M 20 dicembre 2012
leggi...
19/09/2012
Il Consiglio Direttivo di Federlavaggi ha deliberato alcune modifiche statutarie
MODIFICHE STATUTARIE
leggi...
15/06/2012
SOSPENSIONE DEL SISTRI
A seguito di necessità tecniche ed informative in merito al funzionamento effettivo del Sistri, lo stesso è sospeso per verifiche da effettuare al piu' tardi entro il 30 giugno 2013.
leggi...
28/03/2012
Modalità di presentazione MUD: anche con i vecchi moduli
Il Mud da presentare entro il 30 aprile relativamente al 2011 puo' essere compilato online accedendo al portale Sistri oppure utilizzando la vecchia modulistica online ovvero cartacea
leggi...
FAQ: le domande ricorrenti
Ho 25 anni ed assieme a mio cugino, già da svariati anni nel settore commerciale ma non quello prettamente legato ai lavaggi, abbiamo pensato di creare nella nostra zona (Cesena prov. FC) un autolavaggio che possa curare vetture sia self-service che a mano. Vorrei sapere come iniziare a muovermi in tale campo, se esistono figure che possano aiutare nella scelta della zona dando magari qualche dritta su dimensioni e servizi da poter erogare.

Inoltre vorrei chiedere se esistono agevolazioni fiscali per quanto riguarda questo settore, non so bene se derivate dalla mia età oppure dalla legge "tremonti ter".
Risposta

Le consigliamo di rivolgersi ai produttori associati a federlavaggi visitando il sito www.federlavaggi.org Essi saranno in grado di darle i migliori suggerimenti in merito a location, tipologia di impianto di lavaggio e depurazione, unitamente ai prodotti chimici da utilizzare e agli accessori per completare il servizio al cliente.

In merito ad eventuali leggi agevolative per l'impresa artigiana si consiglia di contattare un istituto bancario o la regione per informazioni in merito, essendo la legge tremonti-ter ormai terminata.

Non si deve dimenticare infine che i produttori di impianti di lavaggio possono operare con un leasing finanziario od operativo (diretto) che, tramite le opportune garanzie, può agevolare iniziative imprenditoriali volte all'investimento in impianti e attività di autolavaggio.

Con un autolavaggio self 3 piste sono obbligato ad iscrivermi al sistri, in caso negativo mi conviene farlo lo stesso?
Risposta

Sì, l'iscrizione al sistri è obbligatoria per coloro che a titolo di produttori di redditi d'impresa (industria, artigiano, ditta individuale) produce rifiuti non pericolosi se il numero dei dipendenti supera le 10 unità o indipendentemente dal numero dei dipendenti se vengono prodotti in ogni caso rifiuti pericolosi dalla attività economica esercitata; nel caso specifico dell'autolavaggio c'` la produzione tipica di rifiuti pericolosi (olii da separazione superficiali nelle emulsioni olio acqua della sezione disoliante dell'impianto di depurazione) e pertanto l'iscrizione al sistri ` obbligatoria.

Si ricorda che è possibile iscriversi anche tramite la propria associazione di categoria confartigianato.

Per completare la risposta si deve dire che ai sensi dell'art. 6. comma 1 del dm 17/12/2009, i soli produttori di rifiuti pericolosi che non sono soggetti ad iscrizione sono coloro che non sono inquadrati in un'organizzazione di ente o di impresa. in altre parole i liberi professionisti, (medici, dentisti etc.) e altre categorie di soggetti che non sono imprenditori o artigiani e quindi non sono inquadrati in un'organizzazione di ente o di impresa non sono tenuti all'iscrizione al sistri nemmeno in caso di produzione di rifiuti pericolosi.

Vorrei aprire un autolavaggio a mano su un terreno commerciale dove svolgo attività di commercio auto nuove e usate, posso ottenere la licenza?
Risposta

Il lavaggio auto a mano (con spugna e detergenti) necessita delle stesse autorizzazioni di quello self service o portale o tunnel in quanto attività economica esercitata in modo "professionale" in ambito d'impresa artigiana anche eventualmente accessoria a quella di vendita auto.

Deve pertanto chiedere di aprire l'attività di autolavaggio come accessoria (e integrare in CCIIAA l'attività esercitata con apposito modulo) a quella attuale ed ottenere - a suo nome se titolare dell'attività  - l'autorizzazione allo scarico rilasciata dal Comune ove è sita l'attività operativa, se lo scarico delle acque avviene nella pubblica fognatura, ovvero in Provincia se si scarica in acque superficiali.

Deve dotarsi di tutti i sistemi di depurazione per trattare le acque in conformità alla prescrizioni di legge secondo D.Lgs 152/206, in violazione delle quali può incorrere in sanzioni amministrative e/o penali in caso di controllo da parte delle autorità che rilevino parametri inquinanti fuori tabella (T3)

Le ricordo che l'eventuale richiesta anche per una sola postazione self con lancia jet per idropulizia, si implica una analisi preventiva del rumore da allegare alla richiesta di autorizzazione.

Il terreno o il fabbricato ove si esercita l'attività di autolavaggio non deve avere necessariamente una destinazione d'uso artigianale in quanto il lavaggio di autoveicoli può essere svolto anche all'interno di un capannone avente destinazione d'uso commerciale di cui costituisce un'attività accessoria. Si devono interpellare le autorità locali per avere in ogni caso dagli stessi chiarimenti specifici e riferimenti legislativi precisi a cui fare riferimento prima di intraprendere l'investimento.

Avrei alcune domande in merito allo smaltimento di taniche vuote (sciacquate, senza etichetta in carta)utilizzate per i prodotti chimici (alcalini, acidi, solventi):
  1. Classificazione di questo rifiuto
  2. Dove devono essere smaltite
  3. Come devono essere smaltite (possono essere veicolate negli ecocentro comunali?)
  4. Se possono essere smaltite negli ecocentro, lo smaltimento è gratuito o a pagamento?
Risposta

Se le taniche in plastica sono "non contaminate" perchè il contenuto è stato tutto diluito e sciacquato per utilizzo nei sistemi di dosaggio nelle pompe dosatrici, si tratta di imballaggi in plastica il cui codice generale è il 15.00.00 con codice esatto 15.01.02 in quanto imballaggi in plastica (gli imballaggi, non solo in plastica, contaminati da residui di sostanze pericolose - es: lattine acciaio con olio, lattine di acciaio con solventi,ecc - hanno codici 15.01.10.

Se le taniche sono invece contaminate devono essere conferite a smaltitore autorizzato al ritiro di questo tipo di rifiuti.

Chiederei inoltre al comune se questi rifiuti possono essere ritirati dal servizio comunale in quanto possono essere messi in raccolta differenziata a costo da determinarsi ma ricordiamo che l'impresa deve comunque pagare per smaltire anche negli ecocentri o piazzole ecologiche, a costo da convenirsi.

Lo smaltimento gratuito è solo per i privati non dotati di partita iva. la tanica è già di per se un oggetto che viene usato professionalmente e in piazzola ecologica ne sono a conoscenza, perchè il rifiuto così generato ha volumi e frequenze di smaltimento che un privato non può avere.

Vorrei delle chiarificazioni in merito alla Legge Galli in quanto il mio tecnico non mi ha saputo aiutare; la mia domanda è questa: circa 6 anni fa ho istallato un impianto di depurazione acque,comunicando tutto in comune e altri organi,nelle mie bollette il costo della depurazione è al 100%. ho scritto varie volte alla società delle acque, ma non ho avuto nessuna risposta. Cosa devo fare per avvalermi della Legge Galli?
Risposta

Il quesito espone argomenti diversi in modo non sufficientemente chiaro. La legge galli disciplinava la regolamentazione degli ambiti territoriali ottimali mentre la domanda sembra essere relativa al costo della famosa tariffa idrica che ricomprendeva il canone di depurazione, anche in assenza di esistenza nei comuni di impianti consortili atti a tale scopo. In questo caso si deve considerare che il depuratore è obbligatorio per un'attività di autolavaggio al solo fine di rispettare le tabelle di legge (t3/t4 per scarichi sul suolo come indicate nel dlgs 152/2006) Il costo addizionale della depurazione oltre a quello della captazione e ai costi della potabilizzazione è stato introdotto invece proprio per finanziare i progetti di costruzione dei depuratori consortili.

Nella realtà dei fatti le società di gestione idrica integrate che si occupano del ciclo idrico nella sua totalità hanno prelevato a volte indebitamente risorse attraverso parte della tariffa idrica anche in assenza di progetti di costruzione dei depuratori. Il costo della depurazione poteva essere caricato dai comuni se invece esisteva almeno un progetto di costruzione, senza che fosse possibile opporsi a questa forma di prelievo monetario in tariffa.

In sintesi quindi si può dire che il canone di depurazione è dovuto se esiste un impianto di depurazione comunale e tale richiesta si giustifica alla luce delle coperture finanziarie dei costi di gestione dell'impianto consortile di depurazione; laddove questo impianto consortile non esista nemmeno a livello di progetto e si sia fatto pagare il canonendi depurazione è possibile fare richiesta di rimborso retroattiva ma non oltre 5 anni a partire dal 2010. Si consiglia di interpellare un legale specializzato in materia per valutare i costi e i benefici derivanti da un potenziale recupero di questa quota parte tariffaria.

Si ricorda infine che è possibile l'accettazione da parte di un gestore delcoclo idrico integrato che operi con un depuratore di acque reflue predepurate ma con parametri fuori tabella (ad esempio contenenti tensioattivi con 100 ppm), dietro corresponsione non solo del canone di depurazione ma anche di un sovracosto per ogni metro cubo scaricato in fognatura; questo sarà dovuto ai maggiori oneri di depurazione a cui deve sottostare l'impianto consortile per rientrare nei parametri di legge realtivi al "suo" scarico post trattamento delle acque sovraccaricate di inquinanti provenienti e conferite da autolavaggi nel sistema fognario di collettamento. I calcoli economici nella casistica pratica vedono spesso un risparmio sostanziale nel medio periodo per chi dotandosi di un depuratore in proprio nell'autolavaggio, riesce a scaricare secondo i parametri tabellari piuttosto che pagare l'extra costo incluso nei volumi idrici di captazione utilizzati per il lavaggio veicoli.

Vorrei sapere se aprendo un autolavaggio manuale avendo un grande piazzale, l'impianto di depurazione deve raccogliere anche l'acqua piovana.
Risposta

Devono esserci di norma due reti separate e due impianti di trattamento separati. L'impianto di depurazione delle acque reflue dell'autolavaggio deve avere una propria rete di raccolta; le acque meteoriche di dilavamento devono essere raccolte attraverso una rete separata e trattate in modo separato, in quanto i volumi di pioggia non sono predicibili e si darebbe vita ad una diluizione artificiale se si convogliasse tutto nel depuratore dei reflui dei lavaggio.

Si deve chiedere sempre in via preventiva all'ufficio di competenza del Comune, quali applicazioni normative sono attuate sulle base delle disposizioni Regionali in merito sia all'art.103 del Dlgs 152/2006 il quale vieta lo scarico sul suolo e negli strati superficiali del sottosuolo per gli scarichi delle acque meteoriche convogliati in reti separate, che all'art.113 che disciplina le acque meteoriche di dilavamento.

Il calcolo dei volumi delle vasche per la raccolta e il trattamento delle acque di prima pioggia si effettua tenendo presente che i primi 5 mm. di precipitazioni devono essere raccolti in una vasca (ogni 1000 mq di superficie dei piazzali necessitano di 5 metri cubi di vasca di raccolta).

Si dovrebbe prevedere una valvola di deviazione del flusso, o analogo sistema di troppo pieno, per deviare e scaricare in fognatura la parte eccedente i volumi di prima pioggia da trattare.

Sto valutando la possibilità di aprire un autolavaggio a mano, nel mio comune, su un terreno agricolo. Il tecnico del comune mi ha detto che deve valutare se l'autolavaggio è un'attività di tipo industriale o artigianale.

Se rientra nel tipo industriale, non potranno darmi l'autorizzazione, mentre se l'autolavaggio è un'attività di tipo artigianale, potranno darmi il permesso. Secondo voi, aprire un autolavaggio, è un'attività artigiana o industriale? Io penso sia artigiana, visto che non sarà di tipo automatizzato, ma a mano, e quindi come dice la legge, qualunque professione esercitata con le mani, è di tipo artigiano.
Risposta

L'attività di autolavaggio da lei menzionata è un'attività economica esercitata e disciplinata secondo la legge quadro dell'artigianato, compatibilmente alla congruenza delle destinazioni d'uso del terreno su cui verrà esercitata l'attività, cosi come indicato nel piano regolatore del Comune (su questo punto si deve chiedere all'ufficio di competenza del Comune).

Ai sensi dell'art. 5 della Legge n. 443/1985 (Legge Quadro per l'Artigianato), l'iscrizione nell'Albo imprese artigiane:

  • è obbligatoria (tranne che nel caso delle Srl multipersonali, per le quali l'iscrizione è facoltativa),
  • è costitutiva dell'impresa artigiana ed
  • è condizione per la concessione delle agevolazioni a favore delle imprese artigiane.
Requisiti
I requisiti richiesti per l'iscrizione all'Albo sono i seguenti:
  1. cittadinanza italiana o di uno dei Paesi UE; per i cittadini extracomunitari è richiesto il permesso di soggiorno per uso lavoro autonomo
  2. maggiore età
  3. svolgimento del proprio lavoro, anche manuale, in misura prevalente e continuativa nel processo produttivo
  4. possesso dei requisiti tecnico-professionali previsti dalle leggi statali nel caso di particolari attività (es. imprese di pulizia, impiantisti, autoriparatori, facchinaggio ecc.); nel caso di società è sufficiente che i requisiti tecnico-professionali sussistano in capo ad uno dei soci partecipanti all'attività d'impresa
  5. possesso in capo all'impresa di licenze o autorizzazioni previste dalla legge per l'esercizio dell'attività
  6. insussistenza di condizioni ostative all'iscrizione (fallimenti, provvedimenti antimafia, ecc.)
  7. autonomia aziendale (possesso di attrezzature idonee allo svolgimento dell'attività, pluralità di committenti ecc.)
  8. numero di dipendenti non superiore a determinati limiti, che variano da 8 a 40 secondo il tipo di contratto (apprendisti o non apprendisti), di lavorazione (in serie o non in serie) e di settore (edilizia, trasporti, abbigliamento, ecc.)
  9. produzione di beni (anche semilavorati) e/o prestazione di servizi, ad esclusione delle seguenti attività:
    • attività agricola;
    • attività di intermediazione commerciale (somministrazione di alimenti e bevande, commercio all'ingrosso, al dettaglio, ecc.);
    • attività ausiliarie di queste ultime (agente, mediatore, ecc.).
Forme giuridiche ammesse
Ai sensi degli articoli 3 e 5, comma 3, della Legge n. 443/1985, così come modificati, rispettivamente, dalla Legge 20 maggio 1997, n. 133 e dalla Legge 5 marzo 2001, n. 57, possono attualmente essere iscritte all'Albo imprese artigiane le imprese costituite secondo le seguenti forme giuridiche:
  • imprese individuali
  • società in nome collettivo
  • società in accomandita semplice
  • società a responsabilità limitata (sia unipersonale che pluripersonale)
  • società cooperative
  • consorzi e società consortili
Le due condizioni essenziali richieste sono le seguenti: a) che la maggioranza dei soci (ovvero uno nel caso di due soci) svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo; b) che nell'impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale (art. 3, comma 2, L. n. 443/1985).


Incompatibilità
Per i soggetti iscritti all'Albo delle imprese artigiane sono previste le seguenti incompatibilità: - svolgere un'attività con rapporto di lavoro subordinato; - essere titolare o socio prestatore d'opera in altre imprese iscritte all'Albo imprese artigiane; - ricoprire cariche quali socio accomandatario, amministratore unico di Srl, presidente del consiglio d'amministrazione di società di capitali. L'art. 3, comma 5, della L. n. 443/1985 stabilisce come norma generale che, "in ogni caso, l'imprenditore artigiano può essere titolare di una sola impresa artigiana".

Modalità di iscrizione
Sono tenuti all'iscrizione all'Albo delle imprese artigiane il titolare dell'impresa con requisiti artigiani o, nel caso di società con tali requisiti, i soci che partecipano al lavoro, nonché gli eventuali collaboratori familiari (ovvero i familiari entro il terzo grado e gli affini entro il secondo).

Dal 1º aprile 2010 la comunicazione di iscrizione deve essere effettuata obbligatoriamente tramite la Comunicazione Unica, con modalità diverse a seconda di quanto disposto in materia dalle singole Regioni (ad esempio in alcune Regioni l'Albo artigiani viene sostituito dal Registro Imprese e pertanto vigono le regole del Registro Imprese).

L'iscrizione nell'Albo imprese artigiane comporta inoltre l'iscrizione del titolare dell'impresa, dei familiari coadiuvanti e di tutti gli eventuali soci che partecipano all'attività negli Elenchi Nominativi degli esercenti attività artigiana. A tale iscrizione consegue l'apertura di una posizione previdenziale INPS dei soggetti sopra indicati.


Modifiche o cessazioni
Le denunce di modificazione o di cessazione dell'attività devono essere presentate alla Commissione Provinciale per l'Artigianato entro 30 giorni dalla data dell'evento.

Nella mia stazione di servizio esiste lo spazio per aprire un lavaggio a mano. Avrei bisogno di informazioni su come procedere, quali adempimenti sono da effettuare per l'apertura dell'attività.
Risposta

Per aprire l'attività di autolavaggio manuale si deve valutare innanzitutto la fattibilità economica dell'impresa attraverso uno studio preliminare o business plan, ovvero una prospettica valutazione dei ricavi, costi e investimenti necessari affinchè la gestione d'impresa venga rappresentata economicamente nelle sue grandezze a seconda delle risorse di cui si dispone. In questo senso suggeriamo di contattare le aziende associate per avere una panoramica completa sui costi diversi da affrontare nonché su valutazioni in merito a localizzazione, flussi veicolari e altre analisi che impattano sui ricavi.

Gli adempimenti documentali e le autorizzazioni necessarie all'attività di autolavaggio a mano si possono riassumere, in modo non esaustivo, come segue:

a Iscrizione al registro imprese artigiane ed ottenimento della partita Iva ricordando che esistono delle incompatibilità:

° svolgere un'attività con rapporto di lavoro subordinato
° essere titolare o socio prestatore d'opera in altre imprese iscritte all'Albo imprese artigiane
° ricoprire cariche quali socio accomandatario, amministratore unico di Srl, presidente del consiglio d'amministrazione di società di capitali

L'art. 3, comma 5, della L. n. 443/1985 stabilisce come norma generale che, "in ogni caso, l'imprenditore artigiano può essere titolare di una sola impresa artigiana".

b Ottenimento dei permessi per costruire l'area asfaltata d'esercizio o, se già presente, conseguire attraverso la consulenza di professionisti idonea documentazione con planimetria e relazioni descrittive e quantitative da presentare agli uffici competenti, nel rispetto dei vincoli di destinazione d'uso dei terreni e delle distanze da zone viarie secondo normative vigenti, a carattere regionale.

c Ottenere, previa domanda, l'autorizzazione allo scarico per acque reflue industriali,in corso d'acqua superficiale o in fognatura; anche se l'attività ha il carattere e volumi idrici di scarico limitati si devono rispettare le tabelle fissate nel Dlgs 152/2006 che disciplina i valori limiti ammessi (Tab. 3) , salvo deroghe dei consorzi o aziende di gestione del ciclo idrico integrato, attraverso loro interpello preliminare in merito ai valori dei parametri accettati nei corpi recettori fognari. Lo scarico sul terreno delle acque reflue trattate e depurate può essere contemplato ma i valori di accettabilità dei reflui allo scarico mediante subirrigazione o fitodepurazione sono molto ristretti, in particolare per gli idrocarburi che devono essere assenti se le acque depurate recapitano sul suolo o nel primo strato del sottosuolo -1,20m di profondità in terreno filtrante-(tab. 4 Dlgs 152/2006)

d Iscrizione al Sistri(www.sistri.it) in ogni caso se si producono rifiuti pericolosi. Tipicamente il rifiuto pericoloso prodotto dall'autolavaggio sono gli olii da separazione delle vasche dei separatori disolianti. Nella generalità della gestione dell'autolavaggio si devono far analizzare i rifiuti prodotti da un laboratorio autorizzato che rilascia un certificato analitico del rifiuto stesso attestante la sua pericolosità o non pericolosità, cui deve essere attribuito un codice CER che ne identifica la tipologia. L'avvio dell'attività segue all'ottenimento di tutti i permessi ed autorizzazioni, che possono essere integrati da richieste ulteriori da parte delle autorità e che saranno da valutare caso per caso (es: analisi di rumore, ecc).

info@federlavaggi.org
© 2011 Federlavaggi